Le Maschere Napoletane..pulcinella e sciosciammocca
Scritto il 7 gennaio 2010 e letto 2943 volte.
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Pulcinella aveva un gallo;
tutto il giorno vi andava a cavallo,
con la briglia e con la sella.
Viva il galletto di Pulcinella!

Pulcinella aveva un gatto;
tutto il giorno saltava da matto,
suonando una campanella.
Viva il gattino di Pulcinella!
Le Maschere Napoletane
e i loro burattini

Pulcinella e Felice Sciosciammocca
Chi è Pulcinella?Ebbene Pulcinella è una maschera nata a Napoli, durante la seconda metà del Cinquecento, quando ci fu l’avvento della Commedia dell’Arte, e fu inventata dall’attore Silvio Fiorillo, ma va comunque precisato che essa presenta origini molto lontane; ossia secondo studi approfonditi la maschera risale ai secoli remoti dell’epoca latina. Difatti il nostro Pulcinella ci richiama alla memoria i personaggi delle fabulae atellanae, specie la maschera di Macco (dal latino Maccus che significa Sciocco e indica una persona “stupida”, o meglio un “servo ottuso e deforme”) e Dosseno (dal latino Dossennus che significa Gobbo e indica una persona “astuta”, “furba”, un “vecchio avaro”).
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Antonio Petito non indossò solo la Maschera di Pulcinella, ma propose al suo pubblico partenopeo anche il costume e il personaggio di Felice Sciosciammocca. Nella nostra lingua dialettale Sciosciammocca significa “stare con la bocca aperta, soffiare in bocca”, pertanto metaforicamente indica una persona credulona. Tuttavia ad inventare questo tipo scenico non fu il grande Petito ma il suo successore, Eduardo Scarpetta (1853-1925), padre di un altro noto drammaturgo della Commedia Napoletana del Novecento, Eduardo De Filippo (1900-1984). Scarpetta dichiarava esplicitamente “Io so’ Sciosciammocca”; ma Felice Sciosciammocca più che essere una maschera è una “mezza maschera” o meglio un “carattere” come si usa dire nel gergo teatrale. Infatti verso la fine dell’Ottocento il teatro napoletano subì una trasformazione; esso non era più un “teatro di maschera” ma un “teatro di carattere” o di “personaggio scenico fisso”. Felice Sciosciammocca farà il suo ingresso nella società borghese partenopea di fine Ottocento. Petito scrisse per il nuovo personaggio/maschera varie farse, tra le quali si ricorda ad esempio: “Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno”. Indossa un cilindro in testa, un abito a quadretti, il papillon, il bastone da passeggio, le scarpe lucide e usa un linguaggio imborghesito da “cocco di mammà”. Sciosciammocca affiancherà la celebre maschera di Pulcinella nelle varie disavventure che li vedranno protagonisti, pertanto egli sarà visto dalla critica teatrale come l’antagonista di Pulcinella. Tra le due maschere però ci sono notevolissime differenze; basti pensare che ognuna vive ed agisce in un proprio e determinato contesto storico–sociale. Pulcinella è portavoce del popolino napoletano; Sciosciammocca è il rappresentante della classe media-borghese di Napoli; per cui hanno una personalità e una gestualità totalmente differente. Pulcinella, figlio della Commedia dell’Arte, ha una gestualità forte, immensa, egocentrica, invece il personaggio Sciosciammocca ha un temperamento più moderato, una gestualità più controllata. Non solo Petito e Scarpetta interpretarono con grande successo Felice Sciosciammocca, ma anche un altro illustre attore napoletano, il principe Antonio De Curtis, in arte Totò (1898-1967). Egli volle portare Felice Sciosciammocca sul grande schermo; infatti il personaggio napoletano è protagonista nei film: Un turco napoletano (1953); Miseria e nobiltàIl medico dei pazzi (1954).Pe’ tte songo ‘nu principe,
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ciao